Devo tornare in Etiopia (Parte 2a)

Come vi raccontavo nel precedente post, nel corso del viaggio fotografico che nel 2013 ci ha portato ai confini orientali del grande paese africano siamo arrivati a Gambela (Gambella nella toponomastica locale). Città che rappresenta la porta di accesso, il gate, per l’omonimo parco nazionale. Uno dei più interessanti quanto misconosciuti, forse, dell’intero continente. Può sembrare questa, un’esagerazione, questa, ma in realtà è proprio qui che avviene un’epica migrazione di grandi mammiferi, seconda per importanza solo a quella, celeberrima, che si svolge nel Masai Mara. Entrando con il fuoristrada all’interno del parco ho potuto immediatamente vedere decine di protagonisti di questo spostamento di massa. Un branco di una fra le più belle antilopi africane, la White-eared Kob (Kob leuciscus leucotis), una varietà endemica del border Etiopia-Sud Sudan, ci ha attraversato la strada senza mostrare, almeno apparentemente, troppa paura. Quasi un milione di questi animali, all’avvicinarsi della stagione delle piogge, migra dal continuum di praterie e savane, destinato ad allagarsi, che unisce il territorio del parco a quello dell’adiacente Boma National Park (in Sud Sudan) per spostarsi sulle alture.

Una presenza altrettanto massiccia è sicuramente quella degli uccelli, nel parco sono segnalate oltre 250 specie diverse, che si fanno riprendere a distanza ravvicinata dal mio 70-200 F 2,8, duplicato dal Teleconverter AF-S TC-20E III. Chi si occupa, fotograficamente parlando, di volatili sa bene quanto solitamente ottiche del genere siano terribilmente corte per riprendere a pieno fotogramma esemplari anche delle dimensioni di un rapace diurno, come l’aquila dei serpenti. Una dimostrazione in più del fatto che si tratta di animali che probabilmente non hanno raramente incontrato l’uomo, o che, comunque, non collegano la sua presenza a una possibile minaccia. Nel parco si possono osservare la maggior parte dei grandi mammiferi africani, giraffe, bufali, elefanti, ippopotami, a molte altre specie di antilopi, oltre la White-eared Kob. Consistente è anche la presenza dei predatori, leoni, una delle poche popolazioni ancora presenti in Etiopia, ghepardi, leopardi e iene. Nei tre fiumi che lo attraversano massiccia è anche la presenza dei coccodrilli del Nilo.

Il territorio è in gran parte composto da savana, zone umide, nelle vicinanze dei corsi d’acqua, ma anche da alture e montagne ricoperte da foresta bassa. La situazione dal punto di vista della conservazione purtroppo è ad alto rischio, e non solo per la presenza di un consistente bracconaggio. Tutta la zona è, infatti, interessata da progetti di agro-business a capitale straniero, che, nella migliore delle ipotesi, bloccano un possibile ampliamento dei suoi confini. Ma soprattutto, negli ultimi anni, dal Sud Sudan, dove è in corso una sanguinosa guerra civile e, più recentemente, la siccità sta falcidiando la popolazione, si riversa a Gambella un flusso quasi ininterrotto di disperati profughi. Che rischiano di essere temporaneamente ospitati all’interno del territorio del parco, visto che le strutture della città sono già letteralmente allo stremo.

Il Gambella National Park vive il paradosso di un gioiello naturalistico sconosciuto e ignorato all’estero, che, per quanto sopra detto, è incapace di attirare eco-turisti. Quelli che in Africa rappresentano la principale fonte di sostentamento per le aree protette. Contribuire a risolvere questo gap di informazione è il cuore di un progetto video-fotografico che speriamo di poter realizzare quanto prima…. Devo tornare in Etiopia!

Roberto Nistri

Roma, 16 agosto 2017

www.robertonistri.com

Ulteriori informazioni sul Gambella National Park alla pagina FB: https://www.facebook.com/Save-the-Gambela-National-Park-Ethiopia-762411137157522/?ref=settings

Guarda il video sul parco: Save the Gambela National Park!

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